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"Il gran nemico dell'umane genti."
"L'uom vile, e di vil fango in terra nato."
"Fa manto del vero alia menzogna."
"Per la fe, per la patria il tutto lice."
"Principe invitto, disse, il cui gran nome Sen vola adorno di sì chiari fregi; Chè l’esser da te vinte, e in guerra dome Recansi a gloria le provincie e i Regi."
"Crudel, che tal beltà turba e consuma."
"Ahi crudo Amor! ch' egualmente n'ancide L'assénzio, e'l mel, che tu sra noi dispensi, E d'ogni tempo egualmente mortali Vengon da te le medicine e i mali."
"Chè nel mondo mutabile e leggiero, Costanza è spesso il variar pensiero."
"Non fia l'arbitrio suo per altro servo."
"Chè 'n parte troppo cupa, e troppo interna Il pensier de' mortali occulto giace."
"Alfin s'invecchia amore Senza quest' arti, e divien pigro e lento, Quasi destrier che men veloce corra, Se non ha chilo segua, o chi 'l precorra."
"Nè consiglio d'uom sano Amor riceve."
"Chè spesso avvien che ne' maggior' perigli Sono i più audaci gli ottimi consigli."
"Renditi vinto, e per tua gloria basti Che dir potrai che contra mie pugnasti."
"Tempo è da travagliar mentre il sol dura; Ma nella notte ogni animale ha pace."
"Non copre abito vil la nobil luce, E quanto è in lei d'altero e di gentile; E fuor la maesta regia traluce Per gli atti ancor de l'esercizio umile."
"Par che la sua viltà rimproverarsi Senta nell'altrui gloria, e se ne rode."
"Difesa miglior, ch'usbergo e scudo, È la santa innocenza al petto ignudo."
"Felice e cotal morte e scempio, Via più ch' acquisto di province e d'oro."
"Dal sonno alla morte è un picciol varco."
"Come pari d'ardir, con forza pare Quinci Austro in guerra vien, quindi Aquilone."
"Sedea colà , dond'egli e buono e giusto Dà legge al tutto, e 'l tutto orna e produce Sovra i bassi confin del mondo angusto, Ove senso o ragion non si conduce. E della eternità nel trono augusto Risplendea con tre lumi in una luce. Ha sotto i piedi il Fato e la Natura, Ministri umÃli, e 'l moto, e chi 'l misura;'E 'l loco, e quella che qual fumo o polve La gloria di qua giuso e l'oro e i regni, piace là su, disperde e volve: Nè, Diva, cura i nostri umani sdegni. Quivi ei così nel suo splendor s'involve, Che v'abbaglian la vista anco i più degni; D'intorno ha innumerabili immortali Disegualmente in lor letizia eguali."
"Risorgero nemico ognor piu crudo, Cenere anco sepolto, e spirto ignudo!"
"Dagl'interni avoltoj, sdegno e dolore."
"Chè sovente addivien che 'l saggio e 'l forte Fabbro a se stesso è di beata sorte."
"Egualmente apprestato ad ogni sorte, Si prometta vittoria, e sprezzi morte."
"Ch' era al cor picciol fallo amaro morso."
"Grida Erotimo allor: l'arte maestra Te non risana, o la mortal mia destra."
"Bruna e si, ma il bruno il bel non toglie."
"E giungo ad un torrente, e riserrato Quinci da i ladri son, quindi dal rio."
"Tre volte il Cavalier la donna stringe Con le robuste braccia."
"Seconda avversità , pietoso sdegno Con leve sferza di lassù flagella Tua folle colpa; e fa di tua salute Te medesmo ministro."
"Lei nel partir, lei nel tornar del Sole Chiama con voce stanca, e prega, e plora."
"Non dee guerra co'morti aver chi vive."
"In che picciolo cerchio, e fra che nude Solitudini è stretto il vostro fasto! Lei, come isola, il mare intorno chiude; E lui, ch'or Ocean chiamate or vasto, Nulla eguale a tai nomi ha in sè di magno; Ma è bassa palude, e breve stagno."
"La fama che invaghisce a un dolce suono Voi superbi mortali, e par si bella, E un'ecco, un sogno, anzi del sogno un'ombra, Ch'ad ogni vento si dilegua e sgombra."
"Giace l'alta Cartago; appena i segni Dell'alte sue ruine il lido serba. Muojono le città , muojono i regni; Copre i fasti e le pompe arena ed erba; E l'uomo d'esser mortal par che si sdegni: O nostra mente cupida e superba!"
"Ecco altre isole insieme, altre pendÃci Scoprian alfin men erte ed elevate. Ed eran queste l'isole felici; Così le nominò la prisca etate, A cui tanto stimava i Cieli amici, Che credea volontarie, e non arate Quì partorir le terre, e in più graditi Frutti, non culte, germogliar le viti.'Quì non fallaci mai fiorir gli olivi, E 'l mel dicea stillar dall'elci cave: E scender giù da lor montagne i rivi Con acque dolci, e mormorio soave: E zefiri e rugiade i raggj estivi Temprarvi sì, che nullo ardor v'è grave: E quì gli Elisj campi, e le famose Stanze delle beate anime pose."
"E con ben mille Zampilletti spruzzar l'erba di stille."
"L'arte, che tutto fa, nulla si scopre."
"Deh mira (egli cantò) spuntar la rosa Dal verde suo modesta e verginella; Che mezzo aperta ancora, e mezzo ascosa, Quanto si mostra men, tanto è più bella. Ecco poi nudo il sen già baldanzosa Dispiega: ecco poi langue, e non par quella, Quella non par che desiata innanti Fu da mille donzelle e mille amanti.'Così trapassa al trapassar d'un giorno Della vita mortale il fiore, e 'l verde: Nè, perchè faccia indietro April ritorno, Si rinfiora ella mai, nè si rinverde."
"Cogliam d'Amor la rosa: amiamo or quando Esser si puote riamato amando."
"Ride Armida a quel dir: ma non che cesse Dal vagheggiarsi, o da' suoi bei lavori. Poichè intrecciò le chiome, e che ripresse Con ordin vago i lor lascivi errori, Torse in anella i crin minuti, e in esse, Quasi smalto su l'or, consparse i fiori: E nel bel sen le peregrine rose Giunse ai nativi giglj, e 'l vel compose."
"Volea gridar: dove, o crudel, me sola Lasci? ma il varco al suon chiuse il dolore: Sicchè tornò la flebile parola Più amara indietro a rimbombar sul core."
"Amo d' esser amata, odio gli amanti."
"Audace si, ma cautamente audace."
"Vantomi in lui scoprir gl'intimi sensi, E i secreti pensier trargli del petto."
"Lo schermitor vinto è di schermo."
"Femina è cosa garrula e fallace: Vuole e disvuole; è folle uom che sen fida."
"Qual vento a cui s'oppone o selva o colle, Doppia nella contesa i soffj e l'ira; Ma con fiato più placido e più molle Per le campagne libere poi spira. Come fra scoglj il mar spuma e ribolle: E nell'aperto onde più chete aggira. Così quanto contrasto avea men saldo, Tanto scemava il suo furor Rinaldo."
Young though he was, his radiant energy produced such an impression of absolute reliability that Hedgewar made him the first sarkaryavah, or general secretary, of the RSS.
- Gopal Mukund Huddar
Largely because of the influence of communists in London, Huddar's conversion into an enthusiastic supporter of the fight against fascism was quick and smooth. The ease with which he crossed from one worldview to another betrays the fact that he had not properly understood the world he had grown in.
Huddar would have been 101 now had he been alive. But then centenaries are not celebrated only to register how old so and so would have been and when. They are usually celebrated to explore how much poorer our lives are without them. Maharashtrian public life is poorer without him. It is poorer for not having made the effort to recall an extraordinary life.
I regret I was not there to listen to Balaji Huddar's speech [...] No matter how many times you listen to him, his speeches are so delightful that you feel like listening to them again and again.
By the time he came out of Franco's prison, Huddar had relinquished many of his old ideas. He displayed a worldview completely different from that of the RSS, even though he continued to remain deferential to Hedgewar and maintained a personal relationship with him.