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4月 10, 2026
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"Gli attentati contro i giudici Falcone e Borsellino nel 1992 rappresentano una svolta nelle strategie criminali di Cosa nostra. La loro lettura non appare difficile: la mafia, che avverte un crescente isolamento, una più intensa pressione investigativa, attacca duramente le due persone più esposte nella lotta contro la criminalità. Gli attentati del 1993 sono di più difficile lettura, perché apparentemente non hanno dei precisi obiettivi "militari", non perseguono l'eliminazione fisica di soggetti pericolosi per l'organizzazione mafiosa. Perché questi attentati durante il governo Ciampi? Forse che con esso ogni aggancio è impossibile, irrecuperabile? È forse per questo che, con una strategia stragistica, si vuole dimostrare l'incapacità di controllo dell’Esecutivo sul territorio nazionale, e per tale via delegittimarlo?"
"Il mio governo fu contrassegnato dalle bombe. Ricordo [...] quel 27 luglio, avevo appena terminato una giornata durissima che si era conclusa positivamente con lo sblocco della vertenza degli autotrasportatori. Ero tutto contento, e me ne andavo a Santa Severa per qualche ora di riposo. Arrivai a tarda sera, e a mezzanotte mi informarono della bomba a Milano. Chiamai subito Palazzo Chigi, per parlare con Andrea Manzella che era il mio segretario generale. Mentre parlavamo al telefono, udimmo un boato fortissimo, in diretta: era l'esplosione della bomba di San Giorgio al Velabro. Andrea mi disse "Carlo, non capisco cosa sta succedendo...", ma non fece in tempo a finire, perché cadde la linea. Io richiamai subito, ma non ci fu verso: le comunicazioni erano misteriosamente interrotte. [...] ebbi paura che fossimo a un passo da un colpo di Stato. [...] corsi come un pazzo in macchina, e mi precipitai a Roma. Arrivai a Palazzo Chigi all'una e un quarto di notte, convocai un Consiglio supremo di difesa alle 3, perché ero convinto che lo Stato dovesse dare subito una risposta forte, immediata, visibile. Alle 4 parlai con Scalfaro al Quirinale, e gli dissi "presidente, dobbiamo reagire". Alle 8 del mattino riunii il Consiglio dei ministri, e subito dopo partii per Milano. Il golpe non ci fu, grazie a dio. Ma certo, su quella notte, sui giorni che la precedettero e la seguirono, resta un velo di mistero."
"Nel '93, Cosa nostra ebbe in subappalto una vera e propria strategia della tensione che ebbe nelle bombe di Roma, Milano e Firenze soltanto il suo momento più drammatico. [...] L'attentato al patrimonio artistico e culturale dello Stato assumeva una duplice finalità: orientare la situazione in atto in Sicilia verso una prospettiva indipendentista, sempre balzata fuori nei momenti critici della storia siciliana, e organizzare azioni criminose eclatanti che, sconvolgendo, avrebbero dato la possibilità ad un'entità esterna di proporsi come soluzione per poter riprendere in pugno l'intera situazione economica, politica, sociale, che veniva dalle macerie di Tangentopoli. [...] Certamente Cosa nostra, attraverso queste azioni criminali ha inteso agevolare l'avvento di nuove realtà politiche che potessero poi esaudire le sue richieste'"
"Paradossalmente, il clamore sanguinario della stagione stragista del '92-'93 segnò la sconfitta storica di Cosa Nostra."
"C'è un atto assolutamente pubblico, la requisitoria del pubblico ministero Luca Tescaroli al processo di appello per la strage di Capaci [...]: voi ricorderete che in quei 50 giorni saltarono in aria i due giudici più famosi d'Italia, a Palermo, cioè Falcone e Borsellino: intere autostrade sventrate, cioè una cosa mai vista; forse in Colombia. E questo pubblico ministero nella requisitoria ha sostenuto, ha ricordato, le parole di alcuni collaboratori di giustizia i quali sostengono che Totò Riina, prima di mettere a punto queste stragi, aveva incontrato alcune persone importanti, come le chiamava lui, e questi pentiti riferiscono che erano Berlusconi e Dell'Utri. [...] e altre indagini ci sono sulle stragi del '93, perché voi ricorderete che nel '93 ci fu quella replica, quando la mafia stranamente cominciò ad occuparsi del patrimonio artistico: cioè, la mafia uscì dal territorio siciliano e cominciò a mettre bombe agli Uffizi, a via Palestro a Milano e [...] a Roma, a San Giovanni in Laterano, per non parlare dell'attentato a Maurizio Costanzo, che è un altro caso clamoroso: è molto interessante, soltanto a livello cronologico, leggere quello che racconta Cartotto, e cioè che Maurizio Costanzo era uno, all'interno della Fininvest, ferocemente contrario alla nascita del partito della Fininvest, cioè alla "scesa in campo" della Fininvest in politica. Insomma, è un bel quadretto."
"Falcone and Borsellino were killed, with and through the mafia, at least with the active collaboration of an external entity. [...] These were certainly not merely mafia massacres. Indeed, based on the investigations, we should no longer even refer to them in this way. They were massacres carried out by an anti-state entity, which was—or perhaps still is—nestled within and against the state."
"Is this entity that ordered the massacres of ’92 and ’93 the same one that has always stepped in during periods of transition? Is it the same one behind Piazza Fontana and Piazza della Loggia, the attack on the Milan Police Headquarters by the anarchist Bertoli, and the Moro kidnapping? If not, it is unclear what power could have brought together, in all these bloody episodes, things as seemingly distant as right-wing extremism and the Red Brigades, the secret services and P2, the Banda della Magliana, and perhaps even elements of left-wing terrorism. This tangle of interests that intervenes every time to steer history through coups, through the violence of massacres, intervened [...] in ’92 and ’93, at the dawn of the Second Republic."
"Interviewer: Can what happened in ’92–’93 be defined as a kind of coup? Veltroni: In short, let’s be clear. Do you believe that Totò Riina was really the head of the Mafia? A Mafia that moves 130 billion euros a year? Do you believe that Riina or Provenzano had ever heard of the Velabro or the Georgofili in their lives? Is it conceivable that the Mafia, with its centuries-old codes, adopted the terrorist language of massacres for the first time since Portella della Ginestra without a strong, political reason? [...] Those were the days of Tangentopoli, the end of the parties of the First Republic, and the devaluation of the lira. We were emerging from that earthquake with the Ciampi government. Ciampi took office in April 1993. On May 27, there was the attack in Florence; on July 27, those in Milan and Rome. Then there was the failed attack at the Olympic Stadium [...]. And then the massacres ended. Why? There are two questions, and the answer, I fear, is one. Why did the Mafia start carrying out the massacres? Why did the Mafia stop carrying out the massacres?"